" Era una ragazza agofobica. Il giorno prima di fare le analisi, è stata continuamente a domandare alla madre “mamma, ma l’ago punge tanto? La vena fa così schifo? “.
L’ultima volta che hanno tentato di farle le analisi, la ragazza è scappata in lacrime, tremando alla vista dell’ago, sotto le risate dei presenti nella sala d’attesa, un braccio tenuto dalla madre, ma niente da fare.
Quel giorno prima delle analisi, aveva chiamato il suo ragazzo, che l’aveva consolata per tutto il tempo e le aveva detto ” pensiamo a una cosa bella da fare dopo l’analisi, così hai una buona prospettiva, anzi pensala direttamente tu.”
La ragazza chiese di andare al mare a vedere il tramonto, e il ragazzo accettò.
La mattina, la madre chiese se la ragazza volesse che venisse anche lei, perché la ragazza non era mai andata da dottori senza la madre. Ma quel giorno, la ragazza con un sorriso, cosa strana per lei che si dirige da un dottore, le disse “no mamma, mi basta lui, viene soltanto lui.”
Eppure aveva la mano che le tremava al pensiero dell’ago.
Il suo ragazzo le prese la mano e si avviarono verso lo studio medico per fare le analisi. Tra uno scherzo e l’altro, arrivarono nella sala d’attesa. Al turno della ragazza, lei si ricordò le dieci volte in cui avevano cercato di farle il prelievo ma lei era scappata. Questa volta, non pensava all’ago, ma guardava il suo ragazzo che le si mise accanto. Scoprì il braccio e la dottoressa prese la siringa. Intanto, il ragazzo le sorrise e le fece l’occhiolino (mentre sua madre in passato l’aveva sempre guardata impietrita).
Il ragazzo al contrario, le fece delle facce buffe, e la ragazza sorrise felice, senza pensare all’ago.
La dottoressa si fermò con la siringa in mano e disse “non ho mai visto una persona sorridere durante il prelievo” con uno sguardo serio. La ragazza si spaventò un attimo, ricordandosi della situazione in cui si trovava, in cui una siringa le avrebbe prelevato il sangue, ma il ragazzo senza esitazioni, con un sorriso sul viso, disse “dottoressa le faccia quel cavolo di prelievo per favore”.
E la ragazza continuò a sorridere guardando il ragazzo.
Alla fine della puntura, mentre i due si avviavano verso l’uscita, soddisfatti di aver fatto vincere la paura della ragazza, la dottoressa toccò un braccio di lei e le chiese con un’ espressione stralunata “ma tu non eri quella che ogni anno se ne scappava dall’ambulatorio piangendo con la madre?”
Così insieme i ragazzi ridendo, le chiesero “dottoressa, ma lei si è mai innamorata? “
La dottoressa balbettava, così il ragazzo le suggerì “no, pare proprio di no”.
La ragazza aggiunse “le mie fobie sono un ostacolo da superare, così come le sue paure, e le combattiamo insieme.
Sorridiamo, perché sappiamo per cosa combattiamo. “
Ma le battaglie del ragazzo erano molto più dure di quelle della ragazza.
E, quando giunse il giorno in cui il ragazzo fece la chemio che temeva tanto, la ragazza gli sorrise, per tutto il tempo.
Bisogna ripagarlo, un sorriso.
La ragazza il sorriso del ragazzo non lo vide più dopo la chemio, ma lo tenne con sé per tutta la vita.
Il ragazzo non c’era più, questo è vero, ma non aveva perso la sua battaglia, e non l’avrebbe mai persa fino a quando la ragazza non avrebbe dimenticato il suo sorriso. "
Anonimo: Racconta di un momento triste con il tuo ragazzo :)

conlaltamareaneglisguardi:

erano quattro giorni che stavo al mare da lui, ed era meraviglioso.
ogni sera avevamo preso l’abitudine di fare lunghe passeggiate in riva al mare, vicino alle barche e poi di andarci a rintanare in una piccola stanza a cielo aperto vicino a un castello, a strapiombo sul mare, dove non andava mai nessuno.
la quarta sera mi ha preso e mi ha detto “sta sera voglio che troviamo un angolino solo nostro, dove non ci può raggiungere nessuno e parliamo.”
lo facevamo ogni sera, senza dircelo, senza sottolinearlo, per questo mi ha spaventato.
ho fatto finta di nulla, gli ho sorriso.
dopo un po’ me lo ha ridetto.
lo stava sottolinenando.
come se dietro ci fosse qualcosa di più importante, qualcosa che mi doveva dire.
mi ha preso per mano e mi ha detto “scegliamoci uno scoglio, uno il più lontano possibile.”
ho iniziato a camminare in punta di piedi sugli scogli, il mare sempre più violento nelle orecchie, il cappuccio della felpa tirato su, si gelava.
freddo e paura.
paura e freddo.
ho pensato a tutte le cose che avrebbe potuto dirmi, ho pensato alle peggiori, ma non ho pensato all’unica a cui sarei dovuta arrivare prima.
ci siamo seduti.
silenzio.
era lui che doveva parlare, io dovevo ascoltare.
mi ha abbracciato forte e mi ha detto “stenditi.”
ho messo la testa sul suo petto e ho guardato le stelle, ho sentito il battito del suo cuore che trapassava il golf ed entrava nelle mie orecchie.
ha respirato piano accarezzandomi i capelli e poi, ha parlato.
"ti ricordi che tempo fa avevo fatto una domanda di iscrizione all’università di londra?"
"sì" ho bisbigliato.
"mi hanno preso."
ho sentito la pancia contrarsi, un pugno nello stomaco, nelle ossa, nei polmoni.
ho pensato che se mi avesse sparato avrebbe fatto meno male.
"solo che non sono più tanto sicuro, prima sarei partito all’istante, avrei fatto i salti di gioia, ora non è così ed è diciamo, sia per colpa sia grazie a te.
appena l’ho saputo mi sono informato sugli aerei e gli aeroporti nelle due città in cui potrei andare, e ci metteremmo poco ad arrivare, io so che potremmo riuscirci. poi se l’aereo lo paghi in anticipo arriva a costare fino a 20 euro e se io andassi lì potremmo provarci, verrei qui il prima possibile, mi troverei subito un lavoro e risparmierei per te, per noi, ci proverei. e poi ad ogni festività potrei venire qui, ogni motivo sarebbe buono, solo che non lo so più se voglio andare. ora ci sei tu. è diverso.”
non dovevo piangere, questo momento l’avevo immaginato tante volte, ma l’avevo scacciato pensando non sarebbe arrivato.
non dovevo piangere, ma le lacrime uscivano.
lui non se ne era accorto e non doveva.
ho preso un bel respiro, la voce non doveva incrinarsi.
"tu devi fare ciò che è meglio per te, per il tuo futuro.
non posso bloccarti qui, non posso trattenerti.
sai che lo farei, che se potessi ti legherei e non ti lascerei andare da nessuna parte, ma la decisione è tua, io non posso influenzarla.
edo, io non posso influenzare il tuo futuro.”
mi ha accarezzato una guancia.
ha sentito che piangevo.
mi ha preso il volto con le mani.
"guardami. sara, ti prego, guardami."
"no, sono brutta, aspetta, no."
"guardami."
ho acciuffato un fazzoletto, l’ho guardato, ho farfugliato qualcosa, mi ha soffocato con le braccia, ho pianto più forte sul suo golf azzurro.
ha pianto anche lui.
mi ha detto “camminiamo, andiamo lì sopra e ne parliamo.”
siamo stati in silenzio tutto il tragitto, io che cercavo un pensiero felice per non piangere, ma non ne avevo e allora continuavo, in silenzio.
il mio unico pensiero felice stava per andarsene, senza di lui sarei sprofondata nel buio. di nuovo.
e avevo paura.
perchè senza di lui non sarei stata niente, mi sarei persa, sarebbe tornato tutto scuro come prima e non avrei resistito.
siamo arrivati al nostro posto e ci siamo seduti.
ha iniziato a promettermi tutto ciò che poteva promettermi, era così sicuro, così convinto che ce l’avremmo fatta.
"però tu parlami, ti prego, parlami." mi ha chiesto.
"io non so cosa dirti. io so che ho paura, che non ho mai creduto nelle storie a distanza, ma per te posso iniziare a farlo, perchè io ti amo e lo so che non te l’ho mai detto, ma io ti amo edoardo, amo il modo in cui mi guardi, amo il modo in cui cammini, amo quando corrughi la fronte, amo la tua barba, amo il modo in cui mi prendi in braccio, amo anche quando mi prendi in giro e mi fai il solletico, e so che sarà difficile, perchè lo sarà, ma penso valga la pena provarci."
"ti amo Sara, ti amo. e ci credo. ci credo perchè ora come ora non posso immaginare la mia vita senza di te, io non posso. non posso andarmene senza sapere che ci sei tu, che sei dalla mia parte, perchè senza di te non sarei riuscito ad affrontare tutto ciò che mi è successo nell’ultimo periodo, perchè mi hai sempre aiutato e sostenuto e ti voglio al mio fianco. io ci credo. questo è un obiettivo, è una prova, una gara, chiamala come ti pare. beh io voglio vincerla, voglio raggiungere quest’obiettivo. ma tu devi crederci con me. perchè se ci prefissiamo un obiettivo, lo facciamo solo per raggiungerlo. sennò non ha senso."
"io..io ci credo. te lo giuro. ci credo. anche perchè non ho alternative, io ti amo."
mi ha preso e mi ha iniziato a baciare dappertutto, mi sollevava e rimetteva giù, cercava di farmi ridere e di dirmi che ero bellissima, anche con le guance imbrattate di nero e gli occhi rossi. 
mi ha tenuto la mano e non l’ha lasciata più, ha ricominciato a parlare, a fare progetti, a mostrarmi in quanti ci erano riusciti e vedevo nelle sue parole, nelle sue labbra impazienti di aprirsi, nel suo gesticolare una forza, una sicurezza, una fiducia che in lui non avevo mai notato prima.
lui ci credeva davvero.
lui mi amava.
e io avrei accettato l’idea, le difficoltà, i problemi che sarebbero arrivati, perchè prima o poi arrivano e ce l’avremmo fatta.
insieme.
perchè mi ero innamorata e non avevo scappatoie.
non c’erano soluzioni.
quella notte mi addormentai tra le sue braccia, ma quando aprii gli occhi era quasi mattina e lui era nel suo letto.
ho visto la bellezza di un paio di labbra rosse su un cuscino bianco, la purezza di due occhi chiusi, al riparo, la meraviglia della mattina che si riflette in qualche ciuffo biondo e qualche ciuffo castano.
e ho pensato che quello sarebbe stato uno degli ultimi momenti in cui l’avrei avuto così tanto per me, che la vita andava avanti e non potevo fermarla, ma che se avessi potuto, l’avrei fatto.
ho pianto ancora, involontariamente.
perchè era troppo bello, perchè era troppo coraggioso, perchè era troppo mio e avevo paura che si sarebbero accorti presto di che uomo stava diventando e me lo avrebbero strappato dalle mani.

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Anonimo: viva la pizza

nonpreoccupartiperme:

Viva il kebab

Viva le caramelle

Viva il Mc Donald’s

Viva i messaggi che ti fanno sorridere sinceramente

Viva il letto, che c’è sempre

Viva la musica

Viva il cielo, che mi fermo a guardarlo ed è sempre diverso e fenomenale

Viva i libri

Viva il thé alla pesca

Viva le passeggiate di sera

Viva gli abbracci forti

Viva i baci

Viva le mani strette

Viva l’amore

Viva le vacanze

Viva le vans

Viva le corse sotto la pioggia

Viva l’internet

Viva tumblr

Viva l’amica che ti alleggerisce la vita

Viva i treni

Viva i viaggi lunghi

Viva chi rimane

Viva i film

Viva il dolore che ti rende forte

Viva la pioggia quando fa troppo caldo

Viva il mare, che amo troppo

Viva la natura

Viva i programmi tv, e le serie tv che guardo sempre

Viva la vita, insomma

fuckyeahtaylorswift:

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Submitted by talkingjess

" Più strada fai, più fossi prendi.
Ma se resti a casa, sai quanti tramonti perdi? "